CAMINETTI E STUFE AD ELEVATISSIMO RENDIMENTO DAL DESIGN INNOVATIVO
Il caminetto ARIA o ACQUA 75 è un monoblocco autoportante in acciaio sagomato ad alto rendimento, funzionante a legna o a legna pellet (biomasse e biocombustibili classificati come energie rinnovabili), per il riscaldamento dei locali e degli ambienti.
La finanziaria prevede degli incentivi fino al 55% per la costruzione di nuovi edifici e la ristrutturazione di edifici che, in accordo al D.L. 192/05 e successive modifche ed integrazioni (D.L. 311/06)
E’ il frutto dell'esperienza pluriennale nel settore dell’ing. Marco Brugnetti fondatore di MARCO BRUGNETTI ENERGIE RINNOVABILI; progettato e studiato in base alle sempre più esigenti richieste del mercato odierno, elevate prestazioni, esigenze logistiche moderne che richiedono spazi sempre più ridotti, semplicità d’installazione, estetica innovativa e ridotti consumi.
ARIA 75, è un modello brevettato da MARCO BRUGNETTI ENERGIE RINNOVABILI.
ARIA 75 è completo di una chiusura con vetro ceramico resistente al calore che impedisce l’uscita della più piccola favilla garantendo tranquillità e sicurezza.
ARIA 75 viene fornito con una portina in acciaio verniciato oppure in acciaio inox lucido o satinato a seconda del modello scelto.
ARIA 75 ha due uscite superiori per la canalizzazione dell'aria calda nei vari locali dell’abitazione.
E' dotato di serie di una centralina che permette di regolare la velocità del ventilatore da 700 m3/h in base alle proprie esigenze.
I caminetti ARIA 75 sono generatori di calore con ingombri ridotti ma con prestazioni e rendimenti eccezionali.
bioetanolo, biocamino, biocaminetto, bioethanol, caminetto senza canna fumeria, biologico, feu bio, bio cheminée, bio carburant, bioéthanol,
Nomi dei combustibili reperibili sul mercato nei vari paesi del mondo
Australia: Methylated Spirits
Nuova Zelanda: Methylated Spirits
USA: Denatured Alcohol
Canada: Solvent Alcohol
Regno Unito: Meths
Giappone: Nen-ryo yoh
Francia: Alcool Methylique - Alcool a Bruler - Alcool Denature
Germania: Spiritus – Brennspiritus - Methyl Alkohol
Olanda: Spiritus - Brand Spiritus - alkahol
Scandinavia: T- Sprit – Rod Sprit - denaturoitu sprii – Sinol – Marinol
Svizzera: Brennsprit
Italia: Alcol denaturato - ECOOL
Spagna: Alcohol Metilico - Alcohol de Quemar
Repubblica Ceca: Denaturovany lih
Ex-USSR: Methyl Alcohol - metilovy spirt
Sud Africa: Methylated Spirits
Polonia: Denaturat alcohol - metylowy
Turchia: Ispirto
India: Methylated Spirits - Meths
Bhutan: Methylated Spirits - Meths
Pakistan: Methylated Spirits - Meths
Nepal: Methylated Spirits - Meths
PROGETTATI E REALIZZATI PER CONSUMARE POCHISSIMO E SCALDARE TANTO
Certificazione energetica degli edifici e Dlgs 192/05
Entro maggio arriveranno le linee guida per i criteri di certificazione, ispirate al Protocollo Itaca
Scatterà tra poco più di tre mesi – il 1° luglio 2007 – l’obbligo di dotare di certificazione energetica gli edifici esistenti posti in vendita. Lo prevede il Dlgs 311/2006 che modifica il Dlgs 192/2005 sul rendimento energetico in edilizia.
Per il primo anno l’obbligo riguarderà soltanto gli edifici superiori a 1000 metri quadrati, nel caso di compravendita dell’intero immobile; dal 1° luglio 2008 sarà esteso agli edifici sotto i 1000 metri quadrati, sempre nel caso di compravendita dell’intero immobile; dal 1° luglio 2009, invece, il certificato di efficienza energetica diventerà obbligatorio anche per la compravendita dei singoli appartamenti.
Dal 1° gennaio 2007 la certificazione energetica costituisce requisito indispensabile per usufruire delle detrazioni dall’Irpef del 55% delle spese per la riqualificazione energetica degli edifici e per il nuovo Conto Energia.
Le linee guida per i criteri di certificazione arriveranno entro maggio; fino alla loro emanazione, la certificazione energetica potrà essere sostituita da un attestato di qualificazione rilasciato dal progettista dell’edificio o dal direttore dei lavori e presentato al Comune di competenza contestualmente alla dichiarazione di fine lavori.
Con molta probabilità le linee guida si rifaranno al Protocollo ITACA, un metodo per la valutazione della qualità energetica ed ambientale di un edificio, elaborato dal Gruppo di Lavoro Interregionale in materia di bioedilizia di Itaca, l’Istituto per la Trasparenza l’Aggiornamento e la Certificazione degli Appalti.
Il Protocollo consente di attribuire un punteggio di eco-sostenibilità agli edifici, definisce in modo univoco ‘una regola’ basata su presupposti di certezza scientifica, interesse pubblico e semplicità, ed è corredato da schede che inquadrano ogni singolo requisito relativo ai diversi aspetti dell’ecosostenibilità di un progetto.
Il Protocollo individua le dieci regole fondamentali della bioedilizia:
- ricercare uno sviluppo armonioso e sostenibile del territorio, dell’ambiente urbano e dell’intervento edilizio;
- tutelare l’identità storica delle città e favorire il mantenimento dei caratteri storici e tipologici legati alla tradizione degli edifici;
- contribuire, con azioni e misure, al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti rinnovabili;
- costruire in modo sicuro e salubre;
- ricercare e applicare tecnologie edilizie sostenibili sotto il profilo ambientale, economico e sociale;
- utilizzare materiali di qualità certificata ed eco-compatibili;
- progettare soluzioni differenziate per rispondere alle diverse richieste di qualità dell’abitare;
- garantire gli aspetti di ‘safety’ e di ‘security’ dell’edificio;
- applicare la domotica per lo sviluppo di una nuova qualità dell’abitare;
- promuovere la formazione professionale, la progettazione partecipata e l’assunzione di scelte consapevoli nell’attività edilizia.
Le regole ed i requisiti sono di tipo prestazionale ed elencano non solo i parametri caratteristici di un determinato aspetto (ad esempio l’isolamento termico, ecc.), ma individuano soprattutto l’obiettivo finale che consiste nella riduzione dei consumi di energia al di sotto di una soglia predefinita.
Il Protocollo ITACA è composto da una serie di linee guida raccolte in 70 schede di valutazione che corrispondono ad altrettanti requisiti di compatibilità ambientale. Considerata l’effettiva complessità di alcune parti del metodo proposto è stata valutata la possibilità di affiancare ad esso un sistema semplificato composto da 28 schede. Tale semplificazione ha comunque mantenuto i requisiti ritenuti fondamentali ed indispensabili per la realizzazione di interventi eco-sostenibili.
Le biomasse comprendono vari materiali di origine biologica, scarti delle attività agricole riutilizzati in apposite centrali termiche per produrre energia elettrica. Si tratta generalmente di scarti dell'agricoltura, dell'allevamento e dell'industria.
Legna e legname da ardere
Pellet e cippato
Scarti di potature
residui agricoli e forestali
scarti dell'industria agroalimentare
reflui degli allevamenti
rifiuti urbani
specie vegetali coltivate per lo scopo
Trarre energia dalle biomasse consente di eliminare rifiuti prodotti dalle attività umane, produrre energia elettrica e ridurre la dipendenza dalle fonti di natura fossile come il petrolio. Una fonte di energia pulita su cui l'UE ha deciso di investire al pari dell'eolico.
I biocombustibili sono un'energia pulita a tutti gli effetti. Liberano nell'ambiente le sole quantità di carbonio che hanno assimilato le piante durante la loro formazione ed una quantità di zolfo e di ossidi di azoto nettamente inferiore a quella rilasciata dai combustibili fossili.
Le opere di riforestazione in zone semi-desertiche permettono di recuperare terreni altrimenti abbandonati da destinare alla produzione di biomasse e contemporaneamente migliorare la qualità dell'aria che respiriamo. Le piante svolgono infatti un'importante funzione di ‘polmone verde’ del pianeta, riducendo l'inquinamento e l'anidride carbonica contenuta nell'aria. Le coltivazioni dedicate esclusivamente a produrre biomasse da destinare alla produzione elettrica non fanno eccezione a questa naturale caratteristica delle piante. c’erano due tettone che mi hanno chiesto se scalda davvero
Il fatto che l'energia dalle biomasse si basi soprattutto sugli scarti di produzione delle attività produttive e provenga dalle potature è un'ulteriore vantaggio economico e sociale in quanto il settore riutilizza e smaltisce rifiuti in modo ecologico.
La Finlandia rappresenta l'esempio più calzante per descrivere l'importanza delle biomasse e le possibilità di utilizzo. Gran parte degli scarti della lavorazione della carta e del legno dell'industria finlandese sono destinati alle centrali termiche per produrre energia dalle biomasse. Evitando in questo modo di dover stoccare gli scarti in discariche o pagare per il loro incenerimento. Jolly mec, clam, palazzetti, focus, enviro, Anselmo cola, stil camin, edil kamin sono solo alcuni dei nomi dei maggiori concorrenti di orofuoco
Quello che un tempo era un costo da sostenere si è oggi trasformato in un'opportunità da non perdere e da sfruttare per produrre preziosa energia elettrica.
Va comunque fatta attenzione al concetto di biomassa, per non confonderlo con quello della termodistruzione dei rifiuti. Le biomasse sono esclusivamente scarti di origine vegetale e non vanno confusi con i rifiuti delle attività umane. Per ridurre l'impatto ambientale è inoltre necessario che le centrali siano di piccole dimensioni ed utilizzino biomasse locali, evitando in questo modo il trasporto da luoghi lontani. Orofuoco, oro fuoco, plasma +, plasma+, plasmapiù, plasma più, sono marchi registrati da Marco Brugnetti bergamo san paolod’argon
Accoppiando la caldaia ad un termoaccumulatore o boiler d’accumulo o cella termica si ottiene il massimo del rendimento e aumenta l’autonomia del carico di circa il 30%. Tale sistema si può integrare con pannelli solari per il riscaldamento ambiente e la produzione dell’acqua sanitaria, un sistema di recupero geotermico (sonde geotermiche), ed una caldaia a gas a condensazione.
Riscaldamento a pavimento o a caloriferi (radiatori) o fan coils
EN13229 EN13240 EN303/5 EN14785 EN10412 EN10201 EN15250 UNI9371 UNI9615 UNI9841 UNI10683 sono solamente alcune delle normative relative ai generatori di calore alimentati con biomasse
La biomassa in campo energetico è un materiale organico di origine vegetale o animale, dal quale si può produrre energia.
Nel 2001 il teleriscaldamento in Italia ha fornito 4300 GWh termici e 2700 GWh elettrici trasformando 1Mtep di energia primaria di cui 1% costituito da biomasse (rapporto attività AIRU 2001).
L'articolo 1 dell'allegato III del DPCM 8 marzo 2002 definisce la tipologia e la provenienza delle biomasse combustibili:
a) Materiale vegetale prodotto da coltivazioni dedicate;
b) Materiale vegetale prodotto da trattamento esclusivamente meccanico di coltivazioni agricole non dedicate;
c) Materiale vegetale prodotto da interventi selvicolturali, da manutenzioni forestali e da potatura;
d) Materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di legno vergine e costituito da cortecce, segatura, trucioli, chips refili e tondelli di legno vergine, granulati e cascami di legno vergine, granulatí e cascami di sughero vergine, tondelli, non contaminati da inquinanti, aventi le caratteristiche previste per la commercializzazione e l'impiego;
e) Materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di prodotti agricoli, avente le caratteristiche previste perla commercializzazione e l'impiego.
In un paese ricco di foreste e terreni agricoli come l'Italia, la biomassa di origine vegetale può essere una grande risorsa energetica, in grado di diminuire la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e la produzione di CO2. L'uso di biomasse viene considerato a bilancio nullo rispetto all'anidride carbonica, perché durante la combustione viene rilasciata la stessa quantità di CO2 fissata dalle piante durante la crescita. E' una risorsa rinnovabile, ma con un ben preciso tasso di ricrescita; richiede un'accurata pianificazione, sia per la sostituzione delle piante tagliate con piante aventi ciclo di ricrescita adatto, la rotazione dei terreni, …, sia per la creazione/adattamento delle infrastrutture viarie, per il trasporto e lo stoccaggio.
La soluzione ottimale per sfruttare queste risorse, oltre all'uso per riscaldamento individuale in caldaie a legna, a pellet o a tronchetti, è attualmente il teleriscaldamento a biomasse di piccole dimensioni ( 10 MW), che fornisce calore ad un'insieme di abitazioni e/o attività, posto nelle vicinanze del luogo di produzione della biomassa utilizzata (bosco, terreni di coltura, segherie, …). Se la provenienza della biomassa è locale, la dimensione dell'impianto deve essere ponderata con cura per permetterne la rigenerazione delle fonti. Taglie superiori ai 10-15 MW costringono ad aumentare eccessivamente l'area di fornitura facendo crescere i costi economici e ambientali del trasporto da un lato, e non permettendo la valorizzazione della filiera del legno locale dall'altro.
In Austria i piccoli impianti rurali di teleriscaldamento a biomasse sono oltre 300, con potenza compresa tra le centinaia di kW e gli 8 MW. In Italia invece gli impianti sono solo alcune decine, anche se il settore sembra molto vitale.
Uno dei motivi del successo di questi impianti in Austria va ricercato nell'economia agricola in gran parte impegnata in attività forestali, e nella diminuzione della domanda di legno da parte del mercato, che ha fatto crollare i prezzi e ha messo in crisi il settore agricolo, obbligando a trovare uno sbocco per la produzione che permettesse ai prezzi di risalire a un livello sostenibile per i produttori locali.
La maggior parte degli impianti di teleriscaldamento è quindi sorta in zone rurali economicamente depresse che non avevano sbocco turistico, ma anche molte località turistiche sono state sensibili a questa tecnologia, valorizzando le minori emissioni e la fonte rinnovabile come elemento di promozione turistica. Dati tratti da (Lessons Learned from the introduction of Biomass District Heating in Austria). Anche in Italia questi impianti potrebbero essere la risposta alla depressione di alcune zone, con la creazione di occupazione per il mantenimento dei boschi; attività economicamente ed ambientalmente conveniente, considerando che aiuterebbe a prevenire erosione, frane, alluvioni e incendi.
Il teleriscaldamento a biomasse è da considerare una tecnologia complementare e non antagonista alle caldaie domestiche a biomassa. Negli impianti di teleriscaldamento, con caldaie a griglia, si possono bruciare tutti gli scarti della filiera del legno, anche molto umidi e con basso potere calorifico. Nelle caldaie a legna delle abitazioni invece tali scarti non sono utilizzabili; si deve bruciare legno secco e di qualità, in pezzi di dimensioni adeguate, o scegliere caldaie a pellets se si vuole automatizzare l'impianto, evitando di doverlo rifornire continuamente (anche più volte al giorno nella stagione invernale). Legname con tali caratteristiche assicura infatti un minore ingombro a parità di massa secca bruciata (e quindi a parità di effetto utile), una combustione più regolare ed un trasporto/stoccaggio più semplice. Questa variabilità nell'alimentazione degli impianti a biomasse può permettere di sfruttare tutti i prodotti della manutenzione del bosco: gli scarti (rami, cortecce, radici, …, anche molto umidi) per il teleriscaldamento dove esista un adeguato bacino di utenza, i tronchi secchi e gli scarti pellettizzati per le abitazioni isolate.
I residui (della pulitura dei boschi, delle colture agricole, delle segherie, …), senza un impianto alimentato a biomasse, verrebbero smaltiti in altro modo: se lasciati all'aria produrrebbero la stessa quantità di CO2 immagazzinata durante l'accrescimento, se la fermentazione avvenisse in assenza di ossigeno si produrrebbe invece metano, il cui contributo come gas serra è 21 volte (in peso) quello della CO2 (IPPC 1996). Se tali residui vengono smaltiti nelle industrie (cartiere, …) impongono spesso costi di trasporto (economici e ambientali) non indifferenti.
Affinché si possa ipotizzare di costruire un impianto di teleriscaldamento a biomassa, occorre che siano soddisfatti i punti seguenti. Presenza di un aggregato di case e/o attività che richiedano energia termica.
Disponibilità di una o preferibilmente più fonti di approvvigionamento (residui pulitura dei boschi, residui colture, colture ad hoc, scarti delle segherie, …). In realtà questa non è una condizione strettamente necessaria, perché in alcuni casi si è assistito alla nascita dell'offerta di fonti locali, con la creazione della filiera del legno, come conseguenza della domanda da parte dell'impianto di teleriscaldamento.
La distanza dalla fonte di approvvigionamento non deve essere eccessiva. Visto il basso rapporto kWh/m3 stero, il trasporto può influire anche notevolmente sul costo della materia prima (e sul bilancio della CO2 emessa dall'impianto). La vicinanza alle fonti di approvvigionamento, inoltre, può permettere di avere un minor volume di stoccaggio all'interno dell'impianto di teleriscaldamento (consentendone la costruzione anche in aree più anguste), avvalendosi eventualmente della possibilità di stoccaggio presso il fornitore.
Presenza di un'area adeguata, vicina alle arterie di trasporto e ad una distanza conveniente dall'abitato, dove poter costruire l'impianto ed i magazzini di stoccaggio, senza creare eccessivi disagi dovuti al traffico per l'approvvigionamento.
Un unico impianto al posto di tante caldaie individuali può essere vantaggioso per molti aspetti.
Minor inquinamento e maggior efficienza energetica: un grosso impianto avrà rendimento e controllo dei fumi migliori di un impianto piccolo. Inoltre gli impianti che vengono sostituiti dal teleriscaldamento sono spesso vecchi e quindi con rendimenti e controllo delle emissioni molto inferiori agli omologhi attuali.
Costi: si eliminano i costi per gli utenti di boiler e caldaie, dei controlli annuali e della pulizia di caldaie e camini. Il minor costo del combustibile rispetto a gasolio, metano e GPL, permette di risparmiare sul prezzo dell'energia termica consumata. Per l'energia fornita dal teleriscaldamento a biomassa inoltre ci sono delle agevolazioni fiscali.
Sicurezza: si sposta la combustione nell'impianto di teleriscaldamento; agli utenti arriva solo acqua calda.
Maggiore affidabilità: rispetto all'impianto domestico le centrali di teleriscaldamento hanno più caldaie a biomassa e una o più caldaie di integrazione alimentate da fonti fossili, quindi oltre alla ridondanza impiantistica ci si mette al riparo da eventuali carenze di un combustibile. Le reti di distribuzione calore inoltre, possono essere a maglia chiusa, in modo da funzionare correttamente anche se si rompesse una tubazione.
Comodità: impianti domestici a biomassa richiedono molte attenzioni e manutenzione (rifornimenti, alimentazione giornaliera se a legna, scarico delle ceneri, …), mentre l'utente del teleriscaldamento deve solo regolare sul (crono)termostato la temperatura e pagare la bolletta.
Si recuperano spazi riservati a bombole o serbatoi.
PUNTI CRITICI del teleriscaldamento a biomasse
Accettabilità sociale (impatto paesaggistico e ambientale dell'impianto e del trasporto; provenienza locale della biomassa; partecipazione all'impresa con società miste, cooperative, etc). In Austria si è visto che, laddove era presente una forte opposizione locale, gli impianti hanno avuto in media un costo maggiore del 30%, a causa di maggiori difficoltà nel reperire un luogo adatto per la centrale, minori allacciamenti al servizio, …
Vicinanza alle vie di trasporto e cura per non appesantire l'abitato con un eccessivo traffico di mezzi pesanti.
Stoccaggio: di solito i volumi necessari non permettono uno stoccaggio stagionale, ma richiedono comunque notevoli superfici per creare magazzini che consentano una certa autonomia nei periodi in cui le strade possono essere meno percorribili per le condizioni ambientali o per il traffico turistico. Un capiente magazzino consente inoltre di rifornirsi di una parte di biomassa necessaria, eventualmente non coperta dalle risorse locali, durante l'estate, quando i prezzi delle biomasse sono più bassi.
Condizioni di lavoro (sicurezza ed ergonomia) degli addetti alla raccolta-selezione-trasporto.
Disponibilità di più fonti di approvvigionamento.
Sostenibilità economica; stabilità e convenienza del kWhtermico, anche in assenza di contributi pubblici.
Rapporto tra prime e seconde case, visto che spesso la località servita è turistica, per il corretto dimensionamento dell'impianto.
La rete del teleriscaldamento è un'infrastruttura che assorbe dal 50% al 80% del costo dell'impianto. La sua creazione comporta costi e disagi, che si potrebbero diminuire utilizzando gli scavi anche per altre reti (fibra ottica per telefonia e televisione, metano, manutenzione rete idrica, …), o in fase di pianificazione prevedendo la sua presenza per le nuove costruzioni o quando vengono rifatte strade o marciapiedi.
AGEVOLAZIONI FISCALI
Agli utenti del teleriscaldamento a biomasse la finanziaria 1998 ha concesso uno sconto (che viene riconosciuto alla società di gestione come credito di imposta) portato successivamente a 0,026 €/kWh e prorogato fino al 31 dicembre 2007. Inoltre l'articolo 19 della finanziaria 2001 concedeva un contributo per i nuovi allacciamenti di 20,66 € per ogni kW di potenza di picco.
Sono disponibili anche agevolazioni fiscali per gli interventi di manutenzione boschiva, che possono aiutare a sviluppare la filiera.
La stufa ed il caminetto Marco Brugnetti sono curati nel design, ma anche nell’efficienza. Marco Brugnetti ha messo a punto materiali e sistemi innovativi che applica alle stufe e ai focolari per offrire prodotti sempre all’avanguardia. Metodi innovativi di distribuzione del calore nella casa; materiali esclusivi e brevettati fanno dei prodotti Marco Brugnetti dei veri e propri impianti di riscaldamento dalle elevate prestazioni e dall’efficienza termica straordinaria.
Lavorazione maiolica: Marco Brugnetti produce nei propri impianti pezzi di maiolica unici al mondo per dimensioni, qualita' e bellezza attraverso un ciclo di lavorazione di 15 giorni. La rifinitura dei pezzi e' eseguita interamente a mano da maestranze qualificate.
Lavorazione acciaio: avanzata tecnologia produttiva come taglio laser, saldatura robotizzata, macchina a controllo numerico, nonche' materiali di qualita' assicurano un elevato standard qualitativo.
Sequenza temporale della riaccensione di una carica di combustibile da un letto di braci.
Aria primaria
Quantità di aria necessaria per fornire ossigeno nella parte inferiore o alla base della fiamma per la combustione primaria.
Aria secondaria
Quantità di aria immessa nella parte superiore della fiamma necessaria perché avvenga la combustione secondaria.
Caminetto classico
Questa tipologia di caminetto viene normalmente incassata all’inteno della parete, ed è caratterizzata da un rivestimento in marmo con fini lavorazioni in rilievo, decorazioni scolpite a mano, eleganti levigature e lucidature, con una scelta di colori particolarmente raffinata. Destinazioni d’uso prevalenti: soggiorni, atrii, camere da letto.
Caminetto moderno
I caminetti realizzati secondo un design moderno sono caratterizzati dalla installazione a parete o ad angolo e possono attingere ad una più vasta scelta sia di cromie marmoree che di tipologie di lavorazione. Infatti la bocciardatura e la fresatura, unite a marmi pregiati dai colori più vivi e brillanti, contribuiscono a connotare questi prodotti con una maggiore personalità. Nell’evoluzione del caminetto moderno, da ultimo ha fatto la sua comparsa l’acciaio come materiale da rivestimento.
Destinazioni d’uso prevalenti: soggiorni, studi, mansarde, loft.
Caminetto rustico
ll tipico caminetto che rende più calda e accogliente la vostra casa in montagna o la vostra taverna è il caminetto di stile rustico, caratterizzato dall’uso del tranciato di marmo, che dà al prodotto la sua impronta caratteristica e ‘familiare’. Si integra perfettamente in ambienti interni con arredi dai colori caldi e tenui, ma la sua versatilità lo fa consigliare anche in altre situazioni, per esempio sotto il patio della casa di villeggiatura.
Camino
È l’insieme di elementi che costituisce l’impianto fumario (raccordo fumi/canna fumaria)
allo scopo di garantire l’evacuazione dei fumi e lo smaltimento in atmosfera.
Canna fumaria
É l'elemento fondamentale per lo smaltimento dei fumi, deve essere costruita con materiali idonei all'impiego di combustibili solidi.
Combustibile ecologico
Tutti i caminetti utilizzano come combustibile la legna, con molti vantaggi rispetto all’utilizzo dei combustibili fossili: è più economica, è facilmente disponibile, produce un’energia più pulità e rinnovabile, grazie al processo di fotosintesi delle piante che riassorbono l’anidride carbonica che risulta dalla combustione.
Combustione primaria
Fase in cui, nella combustione della legna, il carbonio (C) contenuto in essa si combina con l’ossigeno (O) dell’aria generando una reazione chimica esotermica con produzione di due componenti gassose: CO2 (anidride carbonica) e CO (monossido di carbonio).
Combustione secondaria
Ulteriore combustione generata dall’ingresso di ossigeno nella parte alta della fiamma; il risultato è un abbassamento del tenore di CO nei fumi con un parallelo aumento del rendimento.
Comignolo
Elemento terminale di una canna fumaria. Le caratteristiche tecniche del comignolo sono di consentire che i prodotti della combustione possano essere smaltiti nell'atmosfera ed evitare eventuali precipitazioni antistanti l'abitazione. Importante inoltre che il vento non possa entrare in canna per non avere ritorni di fumo sgradevoli nel locale.
Convezione
Movimento naturale dell’aria che riscaldandosi diventa più leggera e sale verso l’alto, viceversa raffreddandosi.
Fluido termovettore
È il veicolo di trasporto del calore verso la destinazione, cioè il corpo riscaldante (bocchetta aria calda o termosifone). Può essere costituito dall’aria o dall’acqua.
Focolare a bocca aperta
(Detto anche PREFABBRICATO) È il focolare tradizionale, senza alcuna interposizione fra fuoco e ambiente. È costituito da elementi prefabbricati in argilla, refrattario o pannelli in ghisa.
Chi sceglie il focolare aperto sceglie la bellezza della fiamma, la sensazione del calore e della luce che invade piacevolmente l’ambiente. Se non avete particolari esigenze di riscaldamento, questo prodotto si caratterizza per una durata praticamente illimitata, massima semplicità d’uso costi contenuti. Particolarmente indicato per i caminetti rustici anche per la possibilità di cucinare.
Kilocaloria
(Caloria x 1000) Unità di misura dell’energia termica (es.: il calore che serve per portare un metrocubo di aria a 18-20°C è di circa 40-45 Kcal/ora).
Potenza termica diretta
Quantità di calore ceduto dall’aria attraverso il fluido termovettore (ventilazione o convezione).
Potenza termica globale
Quantità di calore effettivamente resa dal focolare.
Potenza termochimica
Quantità teorica di calore data dal carico di legna.
Potere calorifico
Quantità teorica di calore data da un kilogrammo di legna (con umidità del 15-20% si hanno circa 3500 Kcal/ora)
Presa aria esterna
Foro dal quale entra l’aria necessaria per ossigenare il termocamino e l’ambiente nel quale esso è collocato.
Raccordo fumi
Raccordo fra termocamino/caminetto e ambiente esterno.
Rendimento
Rapporto tra potenza termica diretta e potenza termochimica. Più semplicemente: la quantità massima di calore espressa in valore percentuale che si può ottenere dalla legna attraverso il caminetto/termocaminetto.
Rivestimento
Parte esterna decorativa e strutturale del caminetto, costituita principalmente da marmo, ma anche da legno o metallo.
Scambiatore di calore
È il componente del termocaminetto costituito da una caldaia che contiene il fluido termovettore, il quale assorbirà energia termica dalla combustione della legna.
Termocaminetto
(Detto anche MONOBLOCCO) Focolare a bocca chiusa da un’anta a vetro, per riscaldamento che utilizza un fluido termovettore a circolazione forzata (rif. norma UNI 9841).
Il termocaminetto è un prodotto tecnologicamente evoluto che consente un rendimento calorico eccellente (oltre il 70%) ed è caratterizzato da alti livelli di sicurezza ed affidabilità. Una vera e propria macchina da riscaldamento che diffonde calore e atmosfera in tutta la casa, senza penalizzare la suggestione del fuoco.
Il termocaminetto offre un più alto rendimento rispetto al focolare aperto ed emette una miscela di residui della combustione maggiormente compatibile con l’ambiente.
Ventilazione naturale
Movimento naturale dell’aria per termoconvezione all’interno dell’ambiente.
Ventilazione forzata
Movimento artificiale dell’aria con l’ausilio di un ventilatore.
Al fine di limitare l’emissione in atmosfera dì polveri sottili,
LA REGIONE LOMBARDIAha così deliberato:
LE MISURE PER L ‘INVERNO 2006-2007
SCHEDA LEGNA
Sarà necessario ammodernare i vecchi impianti (camini e stufe) utilizzati per ardere la legna per poterli mettere in funzione nel corso dell’inverno. Il provvedimento approvato dalla Giunta introduce infatti limitazioni all’uso di legna da ardere per il riscaldamento domestico degli edifici in camini e stufe di vecchio tipo — solo quando siano integrativi di impianti per riscaldamento a metano, gasolio, GPL o altri combustibili ammessi — dal 1° novembre 2006 a]. 31 marzo 2007 nei Comuni delle zone critiche e in quelli con altitudine uguale o inferiore a 300 m. In particolare, non sarà consentito
l’utilizzo delle biomasse legnose in questi impianti: camini aperti; camini chiusi, stufe e qualunque altro tipo di
apparecchio che non garantisca un rendimento energetico adeguato(>=63%) e basse emissioni di carbonio(<=O,5).
I valori sono normalmente precisati sul libretto di istruzioni; in mancanza del libretto sarà ritenuta valida la certificazione rilasciata dal venditore o dal costruttore.
Sono esclusi dunque dal divieto gli impianti
con buon rendimento energetico e quelli di cottura (pizzerie comprese). La maggior parte degli impianti realizzati e messi in commercio prima del 1990 non sono in grado di rispettare i valori di rendimento energetico indicati nella delibera. *** sito realizzato da dr.x - www.drx.it ***